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IN CHE COSA CONSISTE E QUANDO SI PUÒ PRETENDERE IL RISARCIMENTO DEL DANNO DA «VACANZA ROVINATA» ?

Il danno da “vacanza rovinata” inteso come pregiudizio morale collegato alla delusione, allo stress e al disagio subiti dal turista, per non aver potuto godere pienamente della vacanza, ha avuto il proprio riconoscimento legislativo con l’art. 47 del codice del turismo.
E’ stato, infatti, previsto che quando l’inadempimento o l’inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza, il turista possa chiedere, oltre e indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso e all’irripetibilità dell’occasione perduta.

Il cd. danno da “vacanza rovinata” consiste nel «pregiudizio che si sostanzia nel disagio e nell’afflizione subiti dal turista-viaggiatore per non aver potuto godere pienamente della vacanza come occasione di svago e/o riposo ».
La Convenzione di Bruxelles, recepita in Italia dalla legge 27 dicembre 1977 n. 1082, statuisce che l’organizzatore di viaggi risponde di qualunque pregiudizio causato al viaggiatore a motivo dell’inadempimento totale o parziale dei suoi obblighi di organizzazione, quali risultano dal contratto o dalla convenzione stessa, salvo che egli non provi di essersi comportato da organizzatore di viaggi diligente.
Successivamente, con l’introduzione del codice del turismo nel 2011 (D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79), il legislatore ha individuato le cause che possono dar luogo al danno da vacanza rovinata nell’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico, specificando che l’inadempimento non deve essere di scarsa importanza e definendo il danno da vacanza rovinata collegandolo al tempo di vacanza inutilmente trascorso e all’irripetibilità dell’occasione perduta.
Ai sensi dell’art. 47 del codice del turismo, per potersi avvalere della tutela risarcitoria garantita, è necessario che la vacanza rovinata per «inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni» previste, sia quella connessa all’acquisto di un “pacchetto turistico”, le cui caratteristiche sono fissate dall’art. 34 dello stesso codice.
In particolare, il “pacchetto” deve avere a oggetto «i viaggi, le vacanze, i circuiti tutto compreso, le crociere turistiche» risultanti dalla combinazione di almeno due dei seguenti elementi venduti a un prezzo forfettario: trasporto, alloggio, servizi turistici non accessori a trasporto e alloggio. Questi ultimi debbono costituire, «per la soddisfazione delle esigenze ricreative del turista, parte significativa del pacchetto turistico».
In virtù del contratto all inclusive stipulato dal turista-consumatore, la finalità di vacanza e di svago entra a far parte del contenuto negoziale, costituendo elemento caratterizzante della causa del contratto stesso e obbligando, così, il venditore/organizzatore a garantire la fruizione della vacanza secondo gli accordi conclusi.
L’eventuale inadempimento di questa obbligazione determina tout court il risarcimento del danno da vacanza rovinata, configurabile esclusivamente in relazione al contratto di viaggio, il cui oggetto è il godimento delle utilità promesse dal tour operator e/o dall’agenzia di viaggi venditrice del pacchetto.
Le prestazioni oggetto del contratto devono essere conformi alla proposta contrattuale visionata dal consumatore, normalmente contenuta nell’opuscolo informativo e in base alla quale ha effettuato la scelta; ad esempio: la sistemazione presso una precisa struttura alberghiera con specifiche caratteristiche, il volo di andata e ritorno con una determinata compagnia, eventuale guida turistica e/o autoveicoli o natanti per le escursioni predeterminate, ecc.
Qualora uno dei servizi che contrattualmente il tour operator si era impegnato a prestare manca in tutto o in parte, o anche se viene eseguito con modalità diverse, rispetto a quanto previsto nell’offerta e/o nel contratto, l’organizzatore e/o il venditore sono tenuti a risponderne, anche nel caso in cui per la loro esecuzione si servano di terzi.
Del tutto irrilevante la circostanza che la struttura alberghiera non sia di proprietà dell’organizzatore o che il viaggio si effettui con le compagnie aeree o che le escursioni sul posto non siano eseguite con mezzi di proprietà dell’organizzatore: il tour operator è, comunque, responsabile dei terzi prestatori dei servizi compresi nel programma di viaggio.
Il medesimo principio vale nel caso in cui, in conseguenza dell’inadempimento, si verificano danni alla persona, come nel caso di sinistro stradale durante uno spostamento previsto nel programma di viaggio.
Così prevedendo, il consumatore-turista ha un unico referente contrattuale: l’organizzatore che ha predisposto il pacchetto di viaggio che lui ha acquistato direttamente o tramite un’agenzia di viaggi, che svolge il ruolo dell’intermediario nella vendita.
La previsione di cui all’art. 47, dunque, esclude dalla tutela tipologie di vacanza diverse da quella acquistata “in pacchetto” (il cd. “turismo fai da te”), ed esclude, altresì, gli inadempimenti di scarsa importanza da parte dell’organizzatore del viaggio.

In che senso deve, dunque, intendersi l’inadempimento di «scarsa importanza»?
L’art. 47 fa riferimento all’art. 1455 c.c. che prevede espressamente che «il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra » .
E qual è, nel caso del contratto avente a oggetto l’acquisto di un pacchetto turistico, l’interesse del turista ?
Indubbiamente l’interesse al pieno godimento del proprio tempo libero e, in particolare, della propria occasione di svago e di divertimento programmata, molto spesso, per un’occasione irripetibile.
Tale irripetibilità sarà valutata dal giudice in considerazione, non solo del costo della vacanza ma anche del periodo di ferie utilizzato, con la conseguenza che, ovviamente, non potrà essere usato lo stesso metro per un lavoratore dipendente con poche vacanze a disposizione, rispetto a un giovane o un pensionato che hanno a disposizione vacanze lunghe.
Ai sensi dell’art. 46 codice del turismo, l’organizzatore e l’intermediario sono esonerati da responsabilità, quando la mancata o inesatta esecuzione del contratto è imputabile al turista o è dipesa dal fatto di un terzo a carattere imprevedibile o inevitabile, ovvero da un caso fortuito o di forza maggiore.
Al verificarsi dell’impedimento, l’organizzatore e l’intermediario hanno comunque l’obbligo, di apprestare con sollecitudine ogni rimedio utile al soccorso del turista al fine di consentirgli la prosecuzione del viaggio, fermo restando, comunque, il diritto degli stessi al risarcimento del danno, nel caso in cui l’inesatto adempimento del contratto sia imputabile allo stesso turista.

Termini di prescrizione e presentazione del reclamo
Il codice del turismo stabilisce i termini di prescrizione del diritto al risarcimento del danno, distinguendo a seconda se il danno riguardi la persona fisica o meno.
Nel primo caso, l’art. 44 del codice stabilisce che il relativo diritto al risarcimento del danno si prescrive in 3 anni dalla data del rientro del turista nel luogo di partenza, ma, nel caso in cui l’inadempimento riguardi prestazioni di trasporto comprese nel pacchetto turistico, fa riferimento all’art. 2951 c.c.. relativo al contratto di spedizione e trasporto, facendo dunque salvo il diverso termine di diciotto o dodici mesi, a seconda se il viaggio abbia avuto come destinazione paesi fuori o dentro l’Europa.
Nel caso, invece, di danni diversi da quelli alla persona, il successivo art. 45 del codice del turismo.prevede che il relativo diritto al risarcimento del danno si prescrive in un anno dal rientro del turista nel luogo della partenza.
L’art. 49, poi, prevede che l’eventuale mancanza nell’esecuzione del contratto deve essere contestata dal turista, mediante tempestiva presentazione di reclamo affinché l’organizzatore, il suo rappresentante locale o l’accompagnatore vi pongano tempestivamente rimedio.
A norma dello stesso articolo, il reclamo può inoltre essere presentato a mezzo raccomandata o altro mezzo idoneo a fornire la prova dell’avvenuto ricevimento, entro il termine di 10 giorni dal rientro dal viaggio.

Assicurazione
L’art. 50 del codice del turismo prevede espressamente che l’organizzatore e l’intermediario devono essere coperti da contratto di assicurazione per la responsabilità civile a favore del turista per il risarcimento dei danni di cui agli artt. 44, 45 e 47.
Pertanto organizzatore e intermediario stipulano, di norma, polizza infortuni e polizza di responsabilità civile. La polizza infortuni è un contratto a favore di un terzo, cioè un contratto stipulato, nel nostro caso, tra tour operator e compagnia di assicurazione, i quali stabiliscono limiti di copertura e ambiti di operatività della polizza, ma il beneficiario “diretto” è il turista che lamenta di avere subito un sinistro in corso di viaggio.
Il turista dunque, in caso abbia subito un sinistro, messo a conoscenza dal tour operator circa la compagnia di assicurazioni e il numero di polizza (di regola indicati nel contratto di viaggio, nella brochure o nell’opuscolo informativo), ha facoltà di attivarsi direttamente nei confronti della compagnia di assicurazione, per essere indennizzato dell’infortunio subito nei limiti delle condizioni di polizza concordate dai contraenti.
La polizza infortuni copre ogni evento lesivo occorso al turista durante il viaggio produttivo di un danno di natura fisica.
La polizza di responsabilità civile opera in maniera totalmente diversa.
In primo luogo, essa non può essere attivata dal turista: il consumatore non ha alcuna legittimazione ad agire nei confronti della compagnia di assicurazione.
È onere del tour operator comunicare alla compagnia la richiesta risarcitoria avanzata dal turista nei suoi confronti, per essere tenuto indenne, in base alle previsioni contrattuali della polizza, dalle conseguenze derivanti dall’inadempimento lamentato dal cliente, pertanto solo lui è legittimato ad agire nei confronti della compagnia.
Il consumatore può naturalmente chiedere copia delle polizze sottoscritte dall’organizzatore per conoscere le condizioni e i limiti di copertura.
Danno risarcibile
Nel danno da vacanza rovinata sono risarcibili due distinte voci di danno: il danno patrimoniale per gli esborsi economici sostenuti e il danno esistenziale o morale causato da delusione e stress subìti a causa del disservizio (danno da vacanza rovinata propriamente detto).
Il pregiudizio economico è la voce di danno più facilmente quantificabile, in quanto corrisponde al prezzo del viaggio acquistato, nel caso di mancato godimento della vacanza; mentre, nel caso in cui il turista non abbia potuto godere pienamente della vacanza (a causa di contrattempi, disservizi o altri disguidi) corrisponderà a una riduzione del prezzo.
Il danno morale è più difficilmente quantificabile, dato che è quasi impossibile fornire la prova dello stress o della delusione subìti a causa del mancato godimento della vacanza.
In questi casi, la liquidazione del danno morale avviene in maniera equitativa.
Per la sua quantificazione si tiene conto, in linea generale, del pregiudizio «correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta » .
E così, per esempio, se l’inadempimento ha impedito la partenza e/o si è verificato all’inizio del viaggio compromettendone lo svolgimento, il giudice può valutare equo commisurare il danno da vacanza rovinata tenuto conto del corrispettivo pagato per acquistare il pacchetto turistico, ovvero del possibile valore del servizio che è mancato.
Si tiene conto, inoltre, del motivo del viaggio, dato che a volte si svolge in una particolare occasione senz’altro irripetibile (es. viaggio di nozze; evento raro cui si voleva assistere e che ha determinato la scelta per un dato viaggio).
Nel caso in cui l’inadempimento ha anche prodotto un danno alla persona, non possono non essere tenute in considerazione le sofferenze psicofisiche subite dal consumatore-turista. In tal caso, si fa ricorso alla Tabella unica per la determinazione del risarcimento del danno biologico (Tabella unica nazionale) che, all’esito di una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione (n. 531/2014, che riprende il principio affermato dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 26972/2008), ricomprende ogni danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica (danno biologico).
In conclusione, appare interessante evidenziare la prima class action in materia di vacanza rovinata, che ha interessato il Tribunale di Napoli il quale ha pronunciato la sentenza n. 2195 del 2013.
Il caso oggetto del Tribunale riguardava un pacchetto turistico comprensivo di un soggiorno per il periodo che andava dall’antivigilia di Natale del 2009 fino al giorno di capodanno presso un hotel a 4 stelle in una località africana.
Poiché la struttura non era ancora terminata, i turisti, al loro arrivo, venivano trasferiti per alcuni giorni in altro albergo « qualitativamente inferiore a livello di sistemazione alberghiera e di servizi rispetto alla struttura prenotata all’acquisto del pacchetto turistico » . Una differenza chiara semplicemente « dal raffronto dei depliant » , non avendo il secondo albergo la Spa, il frigobar, il telefono, la televisione Lcd in camera, il collegamento Internet Wifi ecc.
Tornati alla struttura alberghiera pattuita, i turisti verificavano che l’albergo, come dimostrato dalle fotografie e dai filmati, presentava una serie di problematiche, infatti, dato che l’intero complesso era ancora in ristrutturazione, non solo la Spa, ma anche i servizi connessi come la palestra, la piscina con i giochi d’acqua ecc. non erano ancora ultimati, e « la spiaggia antistante la struttura era completamente invasa dalle alghe, non regolarmente pulita e priva di letti, ombrelloni, docce ecc. » .
Situazione peraltro conosciuta dall’operatore turistico come si poteva evincere da una lettera depositata agli atti di parte convenuta.
Per il Tribunale «non vi è dubbio che le circostanze in questione siano idonee a diminuire in misura apprezzabile l’utilità che può trarsi dal soggiorno nella località turistica in questione, sicché esse integrano gli estremi dell’inadempimento contrattuale a carico della società venditrice e organizzatrice».
Per tali ragioni, il Tribunale ha riconosciuto configurarsi nel caso di specie la fattispecie della cd. “vacanza rovinata” rappresentata «dal disagio e dalla serie di afflizioni » subite dal viaggiatore che non gli hanno permesso di « godere pienamente della vacanza come occasione di svago e di riposo » .
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