Infortunio sul lavoro: quando è responsabile il datore di lavoro ?

Il lavoratore cade in una botola mentre lavora e si procura lesioni gravi: quando scatta in casi come questo, la responsabilità del datore di lavoro e cosa occorre fare per ottenere il risarcimento ?

Naturalmente, le conseguenze post traumatiche dell’infortunio lavorativo occorso verranno accertate dall’INAIL; tuttavia, può accadere che tale istituto riconosca un danno inferiore a quello che si ritiene di aver patito, magari perché si è in possesso di una perizia medico-legale di parte che accerta una percentuale più alta del danno biologico.

In tali casi, è possibile rivolgere la propria pretesa risarcitoria direttamente nei confronti del datore di lavoro, per chiedere di ottenere la differenza fra quanto riconosciuto dall’INAIL e quanto si ritiene invece dovuto.

A tal fine, occorre però provare la responsabilità del datore di lavoro, in relazione alle conseguenze dannose riportate a causa dell’infortunio.

L’articolo 2087 del codice civile pone a carico del datore di lavoro un obbligo di sicurezza poiché prevede che, nell’esercizio dell’attività lavorativa, lo stesso sia tenuto a garantire l’integrità fisica e morale dei propri dipendenti, proteggendoli in via preventiva dai rischi e dai pericoli connessi all’ambiente lavorativo.

Tale norma, tuttavia, è sussidiaria, rispetto alla normativa speciale dettata per la prevenzione degli infortuni sul lavoro in base allo specifico tipo di attività svolta; perciò, vi si potrà far riferimento solo se tali previsioni speciali manchino o siano insufficienti.

La responsabilità del datore di lavoro è di tipo contrattuale e il nostro codice, in altre due norme, gli articoli 1218 e 1176, prevede che tale responsabilità possa venire meno solo nel caso in cui il datore dimostri che il danno non possa essergli imputabile, seguendo un criterio che però impone nell’adempimento delle proprie obbligazioni, la diligenza del buon padre di famiglia.

Dunque, la colpa contrattuale consegue sul presupposto che l’infortunio avrebbe potuto essere evitato, attraverso l’adozione delle misure adeguate al tipo di attività svolta e commisurate all’entità del rischio.

Perciò, la mancata adozione di tali misure, renderebbe il datore di lavoro inadempiente, contrattualmente, con la conseguenza che il lavoratore avrebbe diritto di essere risarcito.