SMS all’amante giustifica l’addebito della separazione

Segnaliamo una recente pronuncia della Corte di Cassazione che, con la Sentenza n. 5510-2017, ha stabilito che gli SMS dell’amante (ossia, i messaggi inviati col telefono cellulare), possono portare ad accogliere la richiesta di separazione con addebito a carico del coniuge, ritenendo che in tal modo lo stesso sia venuto meno al dovere di fedeltà.

La sentenza in questione, infatti,  ha motivato l’addebito evidenziando che la violazione dell’obbligo di fedeltà era stato il motivo che aveva determinato la crisi coniugale, anche se la scoperta dei messaggi SMS compromettenti che davano prova dell’infedeltà era accaduta dopo una temporanea riconciliazione.

La scoperta dell’infedeltà è dunque costata molto cara all’ex marito, che è stato condannato a versare €. 2.000 al mese di mantenimento alla ex moglie, €. 3.000 al mese per il mantenimento dei tre figli, oltre al pagamento totale delle spese straordinarie.

Tale pronuncia, tuttavia,  non pare conciliarsi con altre in cui la stessa Corte di Cassazione era stata chiamata a decidere sulla  liceità o meno dello “spiare” il cellulare del coniuge posto che, in tali casi, si era stabilito che spiare il coniuge costituisce reato, anche se lo stesso tradisce, in quando vi sarebbe una violazione della privacy (si segnala, in particolare, la sentenza n. 24297/2016, con la quale la Suprema Corte ha condannato un uomo che aveva preso il telefono cellulare alla propria ragazza per leggerne i messaggi).

Per ulteriori approfondimenti, consultare Separazioni, divorzi ed unioni di fatto.